Roca Vecchia: cosa vedere tra mare, storia messapica e la Grotta della Poesia
Tra San Foca e Torre dell’Orso, lungo la costa adriatica del comune di Melendugno, esiste un luogo che la maggior parte dei turisti attraversa in auto senza fermarsi. Si chiama Roca Vecchia, ed è uno dei siti archeologici più importanti del Salento — forse dell’intero Mediterraneo. Un promontorio calcareo abitato senza interruzione dal XV secolo avanti Cristo fino al XVI dopo Cristo, dove ogni strato di roccia racconta una civiltà diversa.
Se siete in vacanza a Torre dell’Orso o a San Foca, Roca Vecchia dista pochi minuti in auto. Vale almeno mezza giornata.
L’area archeologica: tremila anni in trenta ettari
Il Parco Archeologico UniRoca si estende su circa trenta ettari affacciati direttamente sul mare. Gli scavi, condotti dall’Università del Salento a partire dagli anni Ottanta del Novecento, hanno restituito una sequenza straordinaria: mura monumentali dell’età del Bronzo Medio (XV secolo a.C.), abitazioni e necropoli dell’età messapica (IV-III secolo a.C.), resti di un castello trecentesco voluto da Gualtieri VI di Brienne e, su un isolotto a pochi metri dalla riva, la cinquecentesca Torre di Maradico, ancora in piedi.
La civiltà messapica è quella che ha lasciato le tracce più leggibili: imponenti mura in blocchi di calcarenite, tombe con corredi funerari oggi conservati al Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce, fornaci. Il nome latino del centro — Thuria Sallentina — è attestato dalle fonti storiche, che la citano anche durante la seconda guerra punica, quando Annibale la occupò nel 213 a.C. prima di essere ricacciato dai Romani.
Camminare tra questi resti con una guida — in stagione è disponibile il servizio di visita guidata — trasforma un semplice passeggio costiero in qualcosa di difficile da dimenticare.
Ingresso: 3 euro. Con la Melendugno Card, richiedibile presso le strutture ricettive del comune, l’ingresso è ridotto a 2 euro.
La Grotta della Poesia: la piscina naturale con iscrizioni antiche
A pochi passi dal parco si apre la Grotta della Poesia, o meglio: le due grotte. Sono cavità carsiche i cui soffitti sono crollati nel corso dei secoli, lasciando due vasche naturali comunicanti con il mare attraverso stretti canali percorribili a nuoto. L’acqua, color smeraldo nelle ore di punta della luce, ha reso questo luogo una delle piscine naturali più fotografate del Salento.
Ma la Grotta della Poesia è molto più di uno sfondo per un’estate. La Grotta Piccola — quella più raccolta, raggiungibile a nuoto — custodisce sulle pareti oltre tremila iscrizioni in greco, latino e messapico. Sono voti lasciati da naviganti, commercianti e pellegrini che si affidavano al dio Taotor, divinità messapica della salvezza. Il ritrovamento, avvenuto nel 1983 a opera dell’archeologo Cosimo Pagliara, ha ridisegnato la comprensione del santuario costiero.
Il nome della grotta non ha nulla a che fare con la poesia letteraria: deriva dal greco posia, che significa “sorgente d’acqua dolce”. L’acqua dolce che filtrava attraverso la roccia era essa stessa sacra, probabilmente utilizzata nei riti di purificazione prima dell’imbarco.
Nota pratica: i tuffi nella Grotta della Poesia sono vietati per tutela del patrimonio. L’acqua si raggiunge a nuoto dall’esterno seguendo il canale. Portare scarpette da scoglio.
La costa: cosa aspettarsi
Roca Vecchia non è una spiaggia di sabbia. La costa è prevalentemente rocciosa, con lastre di calcarenite levigate dal mare e piccole insenature sabbiose che si formano e si modificano di stagione in stagione. È il tratto di litorale più selvaggio del comune di Melendugno: niente stabilimenti balneari, ombrelloni scarsi, silenzio anche ad agosto se si sa dove andare.
Per chi cerca sabbia e servizi, Torre dell’Orso e San Foca distano rispettivamente tre e due chilometri. Partendo dal residence è possibile raggiungere Roca a piedi percorrendo il sentiero costiero che collega le due marine, tra macchia mediterranea, profumo di timo selvatico e scorci sul mare aperto: uno dei percorsi più belli dell’intera costa adriatica salentina.
Il Santuario della Madonna di Roca
Prima di lasciare Roca, vale la pena fermarsi alla Chiesa della Madonna delle Grazie, piccolo santuario del XVII secolo dalla facciata volutamente spoglia — costruita così per mimetizzarsi tra le case e sfuggire alle incursioni dei corsari ottomani che avevano già distrutto il castello nel 1480. La statua della Madonna, dipinta, è ancora oggi portata in processione nel mese di maggio dai paesi del circondario: Melendugno, Borgagne, Calimera e Vernole.
Come arrivare da Torre dell’Orso e San Foca
In auto, Roca Vecchia si raggiunge percorrendo la SP366 litoranea:
- Da Torre dell’Orso: circa 3 km verso sud, 5 minuti
- Da San Foca: circa 2 km verso sud, 4 minuti
- Da Lecce: circa 25 km via SP1 e SP145, 30 minuti
Parcheggio disponibile lungo la strada provinciale, gratuito ma limitato in alta stagione: meglio arrivare entro le 9 del mattino o dopo le 17.
In alternativa, il sentiero costiero pedonale che parte da San Foca nord e arriva fino all’area archeologica è percorribile in 20-25 minuti a piedi, con vista sul mare per tutto il tragitto.
Quando visitare
La visita al parco archeologico è consigliata al mattino presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente esalta i colori della calcarenite e il caldo è sopportabile. In piena estate la roccia esposta scalda molto: portare acqua, cappello e scarpe chiuse per l’area archeologica.
Fuori stagione — maggio, giugno e settembre — Roca Vecchia è straordinariamente tranquilla. Il parco è aperto, il mare è già balneabile, e si ha l’impressione di avere il Salento tutto per sé.
Chi soggiorna al Residence Le Vie di Omero a Torre dell’Orso o negli appartamenti di San Foca ha Roca Vecchia praticamente sotto casa. È uno di quei posti che, una volta visitati, diventano il motivo per tornare.
